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Utente: ilcieloditom
Ti aspetto e mai attesa è stata più disperata. Nelle giornate più vuote nel cielo così lamentoso, bussano alle mie porte non so quanti incidenti di percorso - così io chiamo gli uomini che vengono a interrogare il mio cuore. Alda Merini

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sabato, 04 luglio 2009

a MarLo

Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benchè nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

William Shakespeare


postato da: ilcieloditom alle ore 22:58 | link | commenti
lunedì, 20 aprile 2009

Depeche Mode

“Wrong”

I was born with the wrong​ sign in the wrong​ house
With the wrong​ ascen​dancy
I took the wrong​ road
That lead to
The wrong​ tende​ncies
I was in the wrong​ place​ at the wrong​ time
By the wrong​ reaso​n and the wrong​ rhyme
On the wrong​ day of the wrong​ week
Used the wrong​ metho​d with the wrong​ techn​ique
Wrong​.
Wrong​.
There​’​s somet​hing wrong​ with me chemi​cally
Somet​hing wrong​ wrong​ with me inher​ently
The wrong​ mix in the wrong​ genes
I’ve reach​ed the wrong​ ends by the wrong​ means
If it’s wrong​ plans​ in the wrong​ hands
The wrong​ theor​y for the wrong​ man
The wrong​ lies or the wrong​ bye’​s
The wrong​ quest​ions with the wrong​ repli​es.​.
Wrong​.
Wrong​.
I was march​ing to the wrong​ drum with the wrong​ scum
Pissi​ng out the wrong​ energ​y
Using​ all the wrong​ lines​ and the wrong​ signs
With the wrong​ inten​sity
I was on the wrong​ page of the wrong​ book
The wrong​ rendi​tion of the wrong​ look
With the wrong​ moon
Every​ wrong​ night
With the wrong​ two pence​ and it sound​ed right
Yeah.​.​.
Wrong​.
Wrong​.
too long.​.​.​.
Wrong​.
too long.​.​.
Wrong​.
too long.​.​.
Wrong​.
too long.​.​.​.
I was born with the wrong​ sign in the wrong​ house
With the wrong​ ascen​dancy
(too long.​.​.​)
I took the wrong​ road
That lead to
The wrong​ tende​ncies
(too long.​.​.​)
I was in the wrong​ place​ at the wrong​ time
By the wrong​ reaso​n and the wrong​ rhyme
(too long.​.​.​)
On the wrong​ day of the wrong​ week
Used the wrong​ metho​d with the wrong​ techn​ique
Wrong​.

*
C’è qualcosa che non va in me dal punto di vista chimico
qualcosa di sbagliato di intrinseco a me
il mix sbagliato nei geni sbagliati
ho raggiunto il fine sbagliato con i mezzi sbagliati
è stato un piano sbagliato
nelle mani sbagliate
con la teoria sbagliata per l’uomo sbagliato
le bugie sbagliate, sulle vibrazioni sbagliate
le domande sbagliate con le risposte sbagliate
Sbagliato
Sbagliato
Stavo marciando con il tamburo sbagliato
con la schiuma sbagliata
a prendere in giro l’energia sbagliata
usando tutte le linee sbagliate
e i segni sbagliati
con l’intensità sbagliata
ero nella pagina sbagliata del libro sbagliato
con la sbagliata interpretazione del gancio sbagliato
ho fatto la mossa sbagliata, ogni notte sbagliata
con il suono sbagliato finchè divenne corretto, yeah
Sbagliato
Sbagliato
Troppo lungo
Sbagliato
Sono nato con il segno sbagliato
nella casa sbagliata
con l’ascendenza sbagliata
ho preso la strada sbagliata
che portava a tendenze sbagliate
ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
per la ragione errata e la rima sbagliata
nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
ho usato il metodo sbagliato

postato da: ilcieloditom alle ore 22:33 | link | commenti
giovedì, 12 marzo 2009

...delle inutili citazioni

 Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre

ma nell'avere nuovi occhi.

Marcel Proust

dedicato agli occhi ciechi di Marino Lopetuso


postato da: ilcieloditom alle ore 12:53 | link | commenti (1)
giovedì, 05 marzo 2009

gli abissi: il mostro marino

Quando i dubbi mi assalgono, mi indebolisco e divento vulnerabile dando inizio a un processo di crisi che mette in discussione l'intera mia esistenza. Diventa una crisi totale, a tutto campo e, privo di difese, soffro.
Elaboro soluzioni, invento risposte, ripenso al passato e penso alla mia fragilità, a questo punto la crisi prende un altra piega, mi commisero, mi accuso, mi insulto e mi metto a piangere.
Le lacrime non rigano il viso, lasciano marcati solchi dentro di me, è un pianto differente molto simile ai lamenti, lo spirito è contrito, sono impotente e inerme, è in questa fase che perdo ogni speranza.

Fumo una sigaretta e penso: se fossi sentimentalmente impegnato e chiedessi al mare di tornare amico, ritornerebbe? La risposta è sempre no! Quindi il problema è ben altro, cioè quali gravi azioni ho commesso per allontanarlo? Sono solamente le azioni o c'è dell'altro? Gli sarà stato vietato, ma il divieto su quale basi si fonda?
Quante domande e quante risposte, non concesse.

In queste occasioni il senso della vita o meglio la sua percezione è minima, molto bassa, e così alla fragilità si aggiunge un certo malessere simile al male di vivere con risvolti spesso dolorosi.
E' assurdo elaborare soluzioni ma mi ci sforzo, è una fatica vana, una perdita di tempo, non si ha la benché minima percezione.
Insomma la confusione è tanta, la speranza latente, il futuro invisibile, ogni proiezione assente, la mente isolata dalla ragione e nello sforzo di riprendersi fa molta fatica, lavora più velocemente a ritmi incontrollabili è sotto pressione, impossibile catturare i pensieri che corrono come cavalli infuriati.
Isteria?
Nulla, cado in un baratro profondissimo, all'improvviso mi accorgo che tutto è senza colore, l'assenza di luce non viene notata perché il buio è già dentro, s'impossessa della vista e la priva di ogni sfumatura, il lamento è percepibile al tatto, l'udito che non puo' ascoltare un grido come sordo è stato isolato pure lui. Che mal di testa, e che confusione, come un tornado - nell'interiore - porta solo distruzione, dolore e sofferenza.
Comincio a pregare aumentando il ritmo e ripetendo poche parole. Torno alla normalità quando recupero l'udito e comincio ad ascoltare il respiro faticoso della mente e del corpo, i suoni tornano familiari e la vista riacquista colori e sfumature. Mentre riacquisto le forze, il peso avvertito al petto evapora. E' come stare sott'acqua, pressato dal carico dei pensieri.
E' come un viaggio? Bah, non lo so.

So, solamente, che una persona non vuole parlarmi e che io non riesco a comunicare. Ogni mio sforzo risulta lesivo, ogni tentativo risulta vano.
In tutto questo riprende la consapevolezza di essere solo un disturbo e pensi alla vita, agli altri, metti di mezzo la religione e ti accorgi che sulla terra esiste un'altra legge. La gente si ama col corpo, applica una spiritualità in virtù dei cibi sulla tavola bandita addobbata di parenti, pronta ad uccidere Caino per poi inginocchiarsi e pregare un dio misericordioso, e appena nato, che guarisca gli ammalati, che faccia stare in salute tutti e poi buona notte al secchio ché già tempo di brindare: una nuova festa è in arrivo e che dio ti benedica, “ma a me lasciami stare”.

Evviva la vita,
evviva;
evviva!

a Marino Lopetuso detto 'fiesta',
cin cin!!!


*
E' proprio secondo giustizia che parlate o potenti?
Giudicate voi rettamente, o figli degli uomini?
Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità;
le vostre mani dispensano sulla terra violenza.
Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno;
questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita.
Il loro veleno è simile al veleno del serpente;
sono come l'aspide sordo che si tura le orecchie,
per non udire la voce degli incantatori,
o di chi è abile nel fare incantesimi.
O Dio, spezza i loro denti in bocca;
o Eterno, rompi le zanne dei leoni.
Si dissolvano come acqua che scorre via.
Quando tira le sue frecce, siano esse come dardi spuntati.
Siano come lumaca che si scioglie mentre va;
come aborto di donna non vedano il sole.
Prima che le vostre pentole sentano il fuoco dei rovi,
siano essi verdi o accesi, egli le spazzerà via come turbine.
Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta;
si laverà i piedi nel sangue dell'empio.
E la gente dirà:”Certo vi è una ricompensa per il giusto;
certo c'è un Dio che fa giustizia sulla terra”.

*Salmo 58


postato da: ilcieloditom alle ore 10:33 | link | commenti
giovedì, 26 febbraio 2009

...di Tom

Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene,

poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene,

ma io non trovo il modo di compierlo.

Infatti il bene che io voglio, non lo faccio;

ma il male che non voglio, quello faccio.

lettera di san Paolo ai romani, capitolo 7 versi 18-19

per Marino Lopetuso: riuscirai a comprendere questi versi? Riuscirai a capire che il silenzio non porta altro che dolore e sofferenza? E io che commetto solo errori nel tentativo disperato di dialogare, non voglio altro: solo il dialogo.


postato da: ilcieloditom alle ore 11:31 | link | commenti
sabato, 21 febbraio 2009

...delle scelte

Non farmi fare di testa mia che poi sbaglio e ti complico la vita.

Il cuore dilaniato e la mente vaga senza dimora, e tu?

Impassibile spettatore senza pietà.

*

Sono consapevole di importunarti se solo mi ascoltassi non sarebbe così difficile tutto. Ho qualcosa di importante da dirti, se non lo fosse non starei qua a scriverti. Di importante c'è che come persona che arreca disturbo preferisco farla finita per sempre, ed è qui che mi occorre il tuo aiuto. Devi fare delle cose per me, dopo.

Devi farle perchè tu sei entrato nella mia vita come una mina vagante, ti sei avvicinato a me e poi mi hai abbandonato lasciando alle tue spalle distruzione totale e sofferenza. Questo potevi evitarlo già dai primi sintomi di malessere che manifestavo. Ma non hai mai voluto ascoltarli.

Il 2009 è l'anno di chiusura per me, per tutto il disastro nel quale mi hai abbandonato, incapace io di gestirlo.

Poi tutto finirà e tu tornerai alla tua vita, alle tue cose come se nulla fosse accaduto, come hai sempre fatto. L'ultimo gesto di aiuto ti chiedo, non è molto, no?

dedicato al cuore di pietra che Marino Lopetuso si ostina a non cambiare


postato da: ilcieloditom alle ore 11:38 | link | commenti
venerdì, 13 febbraio 2009

Non è mai troppo tardi

Due uomini, uno estremamente ricco l'altro un semplice operaio si ritrovano ormai alle soglie della vecchiaia ricoverati nella stessa stanza di ospedale. La diagnosi infausta della loro infermità era di sei mesi di vita a causa delle metastasi ormai in atto. Così dopo una vita spesa lavorando decisero che c'erano delle cose che volevano fare prima di arrivare al capolinea, cose che erano rimaste nel cassetto dei sogni e delle aspirazioni irrealizzate.
Il ricco mise a disposizione i soldi e per qualche mese viaggiarono nei posti più incantevoli, mangiando nei migliori ristoranti, buttandosi col paracadute, correndo con macchine sportive, finché un giorno riflettendo insieme sul senso della vita e della morte si posero questa domanda, che veniva dalla sapienza religiosa degli antichi popoli dell'Africa. Due cose saranno chieste dall'angelo della morte prima di stabilire il nostro destino nell'eternità: hai trovato la gioia nella tua vita e hai dato gioia agli altri con la tua vita? Queste domande li portarono ad una lucida e onesta riflessione e capirono che erano altre cose importanti da fare prima di morire, come riconciliarsi, perdonare, confidare in Dio e amare.
Certo non dovremo aspettare una malattia terminale per fermarci un momento e interrogarci sul senso della nostra vita. Chiediamoci se abbiamo trovato il senso profondo dell'esistenza al di là degli alti e bassi della quotidianità. Perché solo il sapere che la nostra vita ha un senso puo' darci vera gioia e forza per affrontare ogni male, ma la gioia più grande è quando possiamo essere fonte di gioia, aiuto e conforto per gli altri. Paolo l'apostolo parlando agli anziani di Efeso ricorda loro le parole di Gesù: c'è più gioia nel vivere la propria vita come un dono che nel vivere centrati su se stessi e ricorda loro anche l'esempio dato di come la vita va vissuta impegnandosi e affaticandosi per sostenere i deboli e ognuno che è in difficoltà.
Non è mai troppo tardi per dare una svolta alla nostra vita anche la più grigia e sofferta puo' diventare uno strumento di grazia e benedizione.

V.F.
Da 'Cristo è la Risposta' – secondo semestre 2008


dedicato a Marino Lopetuso che non vuole conferire e che mi regala un sovrumano silenzio


postato da: ilcieloditom alle ore 13:34 | link | commenti
lunedì, 09 febbraio 2009

a MarLo

post ritrattato

 


postato da: ilcieloditom alle ore 15:05 | link | commenti
venerdì, 06 febbraio 2009

se telefonando

post ritrattato

 


postato da: ilcieloditom alle ore 02:15 | link | commenti
lunedì, 05 maggio 2008

la montagna del sole

Questo blog nacque per raccontare - quel che era rimasto - del mio cielo quando il mio amato Mare decise di ritrarsi e di non bagnare più la mia costa; lasciando una vasta distesa di terra sabbiosa divenuta arida e desolata.


Oggi lo scenario non è molto cambiato ciononostante la propensione al rendersi migliore è sempre costante soprattutto credo per l’arroganza che contraddistingue l’anima umana sempre proiettata verso la perfezione o la presunta completezza del proprio sé.


Tuttavia - delle bellezze ambientali e dei viaggi - resto sempre appassionato, quindi a chi intendesse condividerli con me eccomi 3335862836.

ps
questo sarà l’ultimo post, per ora… dedicato a Marino Lopetuso


postato da: ilcieloditom alle ore 17:49 | link | commenti (5)
sabato, 16 febbraio 2008

comunicazione divina

Si racconta che quando D-o creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero, decise di concedere loro due virtù.

E così fece.

- Gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi.
- Gli inglesi perseveranti e studiosi.
- I giapponesi lavoratori e pazienti.
- I francesi colti e raffinati.
- Gli spagnoli allegri e accoglienti.

Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli disse:
'Gli italiani saranno intelligenti, onesti e di Forza Italia . '

Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse:
'Signore hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani tre, questo farà sì che prevarranno su tutti gli altri'.
'Porca miseria! E' vero! '
Ma le virtù divine non si possono più togliere, che gli italiani abbiano tre virtù! Però ogni persona non potrà averne più di due insieme.'

Fu così che:
L'italiano che è di Forza Italia ed onesto, non può essere intelligente.
Colui che è intelligente e di Forza Italia, non può essere onesto.
E quello che è intelligente e onesto non può essere di Forza Italia.

postato da: ilcieloditom alle ore 14:59 | link | commenti (8)
domenica, 10 febbraio 2008

la Piana di Siponto

Provi una magnifica sensazione quando il [tuo] tormento limita le visite permettendo alla [tua] mente di respirare un po’. E’, altresì, vero che vivere o aver vissuto un tormento puo’ appassionare qualcuno, ricordo l’ultima intervista delle Invasioni fatta a Muccino, il regista, mi è pure piaciuta e molte erano le similitudini riscontrate.
 
Poche le novità da raccontare, molti i pezzi di storia personale che condivido e che non posso modificare.
 
Prima di lasciare la città avevo smesso di fumare, ora che vivo al mare e pratico sport ho ripreso, lentamente, a fumare, sono sigarette che rubo a mio padre o che mi vengono offerte, le fumo sempre altrove e mai a casa, o quasi mai. E correre mi fa troppo bene.
 
Poche le amicizie ritrovate e poche le conoscenze gaie, a confronto i marchettari dell’ortomercato dimostravano più dignità degli omosessuali velati del mio paese. Tuttavia gli etero si concederebbero con più facilità, ma ne vale la pena? Beh, sì. Ci sarebbe il benzinaio all’ingresso della città ma sono ancora indeciso, magari esporsi potrebbe mettermi successivamente in imbarazzo, tuttavia mi piace assai andare a trovarlo.
La noia maggiore è quella rivolta agli incontri che avvengono tramite il sito di gaypuglia. Non capisco perché incontro solo gente con problemi più gravi dei miei, che guardano ‘Saturno contro’ e che hanno difficoltà ad accettarsi.
Capisco che contrariamente a quanto succede nel resto del paese in Puglia siamo ancora all’ideologia del linciaggio, all’ideologia che socialmente sei un ricchione senza nome proprio, oggetto di scherno e derisione ma che una volta calato il sole gli stessi accusatori sono i primi che si lasciano calare le braghe, ma guai a farsi beccare mentre sali in auto oppure sempre in auto ti dirigi verso luoghi poco frequentati.
 
Insomma sono tanti gli accorgimenti che bisogna adottare per tenere pulita la propria reputazione, almeno quella apparente; certo nel capoluogo è tanto diverso ma a me piace assai guardare il Gargano. Quando chiudo gli occhi e cerco ricordi nella memoria Siponto è il luogo che maggiormente suona familiare.
siponto

postato da: ilcieloditom alle ore 14:52 | link | commenti (1)
lunedì, 07 gennaio 2008

Perché tu non dimentichi

...dove c'é dolore c'é sensibilità, e dove c'é sensibilità c'é speranza.

Nicholas Evans, l'uomo che sussurrava ai cavalli


postato da: ilcieloditom alle ore 13:46 | link | commenti (4)
mercoledì, 05 dicembre 2007

della droga e dell'emarginazione

Una cara persona che incontravo ai pranzi del giovedì in zona isola qui a Milano reagisce molto male alla parola ‘drogato’, un’amica in comune spiegò che la droga aveva devastato la sua famiglia a motivo del fratello.
Una specie di amico del fratello fu nei miei pensieri qualche anno fa, lui era, invece, il fratello dell’amica in comune. Ora ne ho perso le tracce, sapevo che era stato ricoverato in uno ospedale psichiatrico di un carcere nel salento, molti anni fa. Credo si sia sposato, ma era pericoloso in effetti.
Una collega ha cambiato mestiere quando subì l’aggressione [e minacce] di un drogato che seguiva in carcere.
Un’amica è innamorata di un drogato, lui era anche mio amico. Ne era uscito dalla droga e dimostrava una certa saggezza riscontrata anche nel marito di mia cugina, ex drogato anche lui. Il marito di mia cugina è l’unico dei drogati che conosco che n’è uscito veramente.
Ricordo ancora una domenica mattina di moltissimi anni fa quando in auto ci raccontò della tentazione [della siringa] arrivata durante il sonno, certo non è un paragone possibile ma spesso associo a quella tentazione la mia voglia di accendere una sigaretta.
Il mio amico non piaceva a nessuno dei miei compagni, io non ho mai compreso le motivazioni reali o non ho mai voluto comprenderle, ma avrei fatto bene ad ascoltarli.
Mi spiace molto ammetterlo.

*
C'è un principio di magia
Fra gli ostacoli del cuore
Che si attacca volentieri
Fra una sera che non muore
E una notte da scartare
Come un pacco di natale

C'è un principio d'ironia
Nel tenere coccolati
I pensieri più segreti
E trovarli già svelati
E a parlare ero io
Sono io che li ho prestati

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose devi meritare
Quante cose da buttare nel viaggio insieme

C'è un principio di energia
Che mi spinge a dondolare
Fra il mio dire ed il mio fare
E sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non vuoi sapere
Quante cose da buttare nel viaggio insieme


*Elisa, Gli ostacoli del cuore


postato da: ilcieloditom alle ore 15:32 | link | commenti (3)
venerdì, 30 novembre 2007

L'uomo della notte

La penombra mi piace assai e quando alla sera accendo il lume posto di fianco al letto già pregusto il piacere di poggiare il capo sul cuscino e di liberare la mente con la lettura del momento. Mi piace guardare il soffitto così alcune volte mi capita di trovarmi a giocare con le ombre create con le mani, ma è un gioco che distoglie l’attenzione dalla lettura, in realtà è una pausa.
A memoria non ricordo di avere avuto momenti continui di attenzione, non so cosa succede o come succede ma mi ritrovo a pensare ad altro, spesso penso al nulla.
E così, amaramente, mi tocca ammettere di perdere del tempo liberando la mente in luoghi sconosciuti e senza confini.
La lettura l’ho scoperta molto tardi, mi spiace non averla scoperta prima tuttavia non posso lamentarmi, perché il libro è stato il mio migliore amico quando ero totalmente isolato dal mondo. Oltre alla lettura ho sempre ascoltato la radio, e la musica mi ha fatto scoprire l’udito, ma pure questo è accaduto molto tardi.
Recentemente mi addormento con la radio accesa, che resta accesa per tutta la notte. Prediligo programmi parlati e poco musicati o almeno non la solita programmazione radiofonica.
Così quando non sono distratto, o per meglio dire assente, attendo con piacere la programmazione preferita .
Una notte per caso e senza pretese ho inviato un sms per esprimere il mio parere, ma allora non sapevo che il programma fosse registrato e così, successivamente, vengo contattato dalla redazione per spiegare la mia storia ed eventualmente parlare col conduttore.
Panico!
Paura e panico insieme all’euforia sono stati i primi sentimenti. Poi pianti e sofferenza i successivi, che lo sono ancora oggi.
Sono tre notti consecutive che mi addormento alle 4 del mattino e la compagnia della radio non riesce più a farmi riposare.

"...io camminavo fra le tenebre...; ti cercavo fuori di me e non ti trovavo, perché tu sei il D-o del mio cuore "
Le Confessioni di Agostino

dedicato a Marino Lopetuso

postato da: ilcieloditom alle ore 00:13 | link | commenti (2)
martedì, 20 novembre 2007

capita che... la furia.

 Non ci credo all’oroscopo e quello dell’Internazionale lo leggo solo perché è sempre stato un appuntamento fisso [cool] coi colleghi di lavoro. Tuttavia ho deciso di pubblicarlo sul blog proprio perché ciò che è scritto risulta essere veritiero.
E questo è il risultato:

Isteria
Il proprio passato ha il potere di riemergere dal nulla, anche all’improvviso; sentirsi forte o fare affidamento sulle proprie forze, in realtà non serve a molto. Dimostrarsi sofferente per impietosire la furia distruttiva, del passato, neanche questa è una buona idea.
Il proprio passato è come un bambino capriccioso e turbolento, che per placarsi completamente non deve attendere il natale, quello sarebbe solo un momento di tregua, ma deve crescere e avere la pazienza al proprio fianco, quella di sopportare urla, dolore e isteria.
Il destino non lo conosco e non so bene cosa sia, non lo so se il destino è già stato scritto o meno e se qualcosa o qualcuno è predestinato ai passi del proprio cammino.
Conosco la furia distruttiva come caratteristica del passato, certo mi domando perché tra tutte le caratteristiche a me è capitata proprio la furia ma, chiudo gli occhi, mi tengo stretto a me stesso e mi lascio andare.
Nell’attesa che la furia faccia il suo dovere.

postato da: ilcieloditom alle ore 16:14 | link | commenti (2)
domenica, 18 novembre 2007

L'oroscopo di Rob Brezsny


Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)

Al Burning man festival di quest'anno si è svolta una maratona spiritica. Un gruppo di famosi medium è riuscito a incanalare una marea d'informazioni provenienti da celebrità defunte. Tra le rivelazioni più affascinanti c'è stata quella della principessa Diana, che vorrebbe vedere Gwyneth Paltrow recitare la sua parte in un film; John Lennon, invece, avrebbe preferito che All you need is love non fosse stata usata in una pubblicità di pannolini; Ronald Reagan si pente di aver invaso un paese minuscolo come Grenada nel 1983; e Nostradamus ha dimenticato di dire che a metà novembre del 2007 i Capricorni riceveranno informazioni utili da un passato che sembrava morto e sepolto.

Internazionale.it



postato da: ilcieloditom alle ore 01:14 | link | commenti (4)
mercoledì, 14 novembre 2007

Postcard


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domenica, 28 ottobre 2007

...di una ragazza

Ho il ricordo di me nel corridoio della scuola media, sono vicino ad una delle finestre che danno nel cortile interno, nell’altro corridoio vedo affacciata alla finestra una ragazza dalla discussa reputazione, si vociferava anche su una certa G., sua amica, che baciava i ragazzi sulla bocca. Era l’anno in cui frequentavo la prima media e la ragazza che vedevo nell’altro corridoio è anche una delle amiche di mio fratello.
Era G., che attirava le mie attenzioni, così piccola e già così vissuta; oltre a queste due ragazze c’era lo scheletro nell’aula di scienze che catturava i miei pensieri.
Quello fu l’unico giorno in cui vidi l’amica di mio fratello, poi non ebbi più modo di vederla a scuola, lei già ripetente aveva deciso di ritirarsi.
In quello stesso anno la mia famiglia cambiò casa, l’anno successivo venne ad abitare nel palazzo di fronte, l’amica di mio fratello, quella che non rividi più a scuola.
Ho sempre avuto un debole per il ‘punk’ tuttavia anche se lei mi dava troppo di ‘dark’ mi era ugualmente simpatica, così la ricordo nei lunghi pomeriggi estivi che parlava e fumava con una sua amica, distesa sul letto posto vicino la portafinestra del balcone, di fronte alla mia portafinestra, del mio balcone.
Anni dopo alcuni ragazzi del mio palazzo cominciarono a perseguitarla così una mattina, durante l’0ra di pranzo, mio padre mi chiese se sapevo qualcosa, chissà perché aveva già escluso la mia partecipazione alle malefatte dei ragazzi del mio palazzo.
Molti anni dopo, quando frequentavo le superiori in un’altra città la vedevo vicino alla fermata degli autobus, la vedevo vestita sempre a nuovo in compagnia di un’altra ragazza, anch’ella dalla discussa reputazione. Venni a sapere che aveva cominciato a spacciare droga e che era stata cacciata da casa. Successivamente scoprii dove viveva in compagnia di quest’altra ragazza. Poco tempo dopo e prima di natale appresi che era stata arrestata e che doveva trascorrere le festività in carcere. Ricordo bene che in quell’anno pregai per lei, mi intenerì tantissimo.
Moltissimi anni dopo tornò a vivere dai genitori e seppi che aveva cominciato a prostituirsi per la droga. Qualche volta e sempre durante l’ora del pranzo sentivo suo padre redarguirla duramente ‘sei una sfascia famiglie’. Così cominciai a riconoscere i suoi clienti, quello delle 20 aveva una macchina di colore celeste, fu l’unico a cercarla anche dopo, quando i sintomi della droga cominciarono a manifestarsi; erano anni in cui l’AIDS faceva moltissima paura; é la malattia dei ricchioni e delle puttane, così ripeteva spesso Paula che stava fuggendo dal marito mollato a Milano e conosciuto nel proprio paese, a San Paolo.
Oltre alla prostituzione, portò nel mio paese dei ladri esperti provenienti dal capoluogo, una volta tentarono di rubare in casa di un amico, così compresi il perché da oltre un mese frequentava assiduamente quel quartiere.
L’anno successivo, in settembre, ebbi modo di parlarle insieme ad un carissimo amico. Aveva bisogno d’aiuto, eravamo in un bar e lei non prese nulla, ci parlò dei suoi disagi e della difficoltà di uscire dalla droga. Mi fece sorridere quando disse: ‘io non vado mica a guardare i cazzi della gente’.
Dopo qualche mese, seppi che morì perché investita da un’auto nel capoluogo pugliese.


postato da: ilcieloditom alle ore 01:36 | link | commenti (9)
venerdì, 19 ottobre 2007

Questo pomeriggio sono andato in Statale per incontrare Fè, non la vedevo da quando era partita per la Spagna oltre un anno fa. E' stato emozionante sentirla parlare spagnolo, con accento milanese, quasi mi aveva convinto a raggiungere Gustavo.
Durante la passeggiata per le vie del centro ci ritroviamo sotto la sede di un noto istituto spagnolo, decidiamo di recarci in segreteria per ritirare il catalogo delle proiezioni di pellicole in lingua originale; mi è parsa piacevolmente sorpresa, lei in questi posti non ci sarebbe mai venuta perché, semplicemente, non li conosce.
Poi ci dirigiamo verso le Nord passando per il Castello Sforzesco e così l'ho invitata al Capodanno Celtico per fine mese. Mi è parsa ulteriormente sorpresa, eppure lei qui ci è nata e alcune cose prorpio non le conosce, così ci dirigiamo verso la sala Panoramica per la mostra 'Gli Arbori di Milano' percorsi di archeologia sperimantale. Un tizio vestito per l'occasione ci narra la storia delle monete e ne regala una, poi ci ripensa e ne regala un'altra,  copie create al momento. Durante la visita ci imbattiamo in un altro tizio che ci illustra le varie rifiniture dei lavori in creta, su vari tavoli ci sono le  produzioni di bambini giunti per un laboratorio scolastico, avrei voluto giocare con la creta, l'ultima voltà risale a tre anni fa.
Milano è davvero bella, dal terzo piano del Castello guardando verso Corso Sempione il panorama è incantevole soprattutto con la consapevolezza di osservarlo dall'alto, in quel contesto.
Accompagno Fè sul treno e mi dirigo verso casa. Al rientro trovo D. che mi propone la visione di un dvd, accendo il pc e cominciamo a parlare del futuro prossimo, quando le nostre strade si divideranno e ci perderemo di vista. Domani verrà il padrone della casa.


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martedì, 16 ottobre 2007

Un altro mare

Se te ne vai io resterò a difendere
l'idea di noi che vedevamo crescere,
quasi all'improvviso tu vuoi riflettere
su ciò che è stato e poteva essere,
stare qui non fa bene anche a te

Dovunque andrai arriverò a riprenderti,
perché tu sai che non ho intenzione di perderci
forse come uomo potevo fare meglio,
però gli errori si commettono per sbaglio,
e ora so che da qui ripartirò così.

Guardando sopra la mia testa c'è un altro mare
se chiudo gli occhi riesco a immaginare
oltre il volo degli uccelli e degli aerei
giorni lontani, di noi domani

Non mi fa paura il tempo che corre
e porta lontano le cose che amiamo
perché so che voglio inseguirle e per questo vivrò...

Guardando sopra la mia testa c'è un altro giorno
che ha cancellato tutto il buio in un secondo,
e ora vedo il tuo sorriso, sono sicuro, sarà bellissimo il futuro.

Se guardo sopra la mia testa c'è un altro mare
chiudendo gli occhi riusciamo a immaginare
oltre il volo degli uccelli e degli aerei
giorni lontani, di noi domani

Tiromancino


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venerdì, 05 ottobre 2007

SPH

In questi giorni accompagno spesso A. presso l’Ospedale San Paolo per questioni burocratiche, durante le attese resto in auto a guardare il viale alberato che segue la struttura serpeggiante degli edifici della Barona, osservo chi entra e gli studenti che si dirigono verso la metropolitana.
Un pensiero costante ritorna, indietro nel tempo, quando un pomeriggio in preda ai deliri sentimentali impugno una candela sferica che lancio ad occhi chiusi nella direzione del mio amato che si trovava abbastanza distante. Non era la prima volta che lanciavo un oggetto causando danni, quella volta però centrai lo zigomo sinistro del mio amato causando una vistosa ecchimosi attorno l’occhio sinistro. Vissi veri attimi di terrore, avevo timore di aver causato gravi danni. Prendemmo l’auto e ci dirigemmo verso il San Paolo, al pronto soccorso ci fecero attendere e dopo parecchie ore arrivò il nostro turno. Durante l’attesa l’amato mi ripeteva che questa esperienza gli mancava e che avevamo ancora una ‘cosa nuova’ da condividere, assieme. Io in realtà ero molto dispiaciuto per averlo centrato, non per i deliri, lui era così tranquillo che non si adirò per nulla.
Rientrammo dopo le 22.00 ma non ricordo l’orario, mangiammo qualcosa ma il dispiacere non mi fece gustare il cibo. Non ricordo nemmeno se facemmo l’amore.
L’altro pomeriggio ero stanco, così prendo l'orsacchiotto Spankie, lo poggio sotto il capo e chiudo gli occhi. Dopo dieci minuti il mio corpo si rilassa, riprendo Spankie, lo abbraccio e chiudo nuovamente gli occhi.
L’assenza maggiore che sento dentro è la mancanza dei nostri discorsi, eravamo due chiacchieroni che parlavano da mattina a sera, sempre. Oltretutto in quel periodo lavoravamo nella ditta di famiglia, la mia, e non ci separavamo, mai.
Domani spero sia l’ultimo giorno da tassista, ieri era il compleanno di A. e come sempre il suo io ha ferito qualcuno, questa volta me.

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martedì, 02 ottobre 2007

dei confini

Le mura delle pareti di casa rappresentano dei confini entro i quali l’io di molti individui ha la possibilità di sperimentare il concetto libertà. Alcune volte vengono innalzate pareti per separare, altre per difendere; queste azioni rappresentano in realtà una doppia violazione all’io personale perché inconsapevoli dei molteplici confini che lo separano dal proprio corpo e dal mondo esterno. L’io è un corpo nel corpo inglobato in un altro corpo fatto di rapporti caratterizzati dai legami affettivi, famigliari, sociali e lavorativi. Una visione quasi simile all’io predominante esposto nel libro di ‘Sostiene Pereira’,
La mia vita prevede tante mura, alcune delle quali costruite dentro casa, all’interno delle relazioni sociali tra io provenienti da corpi famigliari differenti.
Alcune volte capita nella vita di avere bisogno dell’altro, in questo caso l’io orgoglioso si ridimensiona per far posto all’io indifeso bisognoso d’aiuto, il più delle volte l’io orgoglioso si cela dietro il bisogno d’aiuto per cibare l’io opportunista, ecco le coalizioni tra i vari io.
Tuttavia le mura hanno creato una breccia, la possibilità di varcare un’area. Le possibilità rappresentano circostanze particolari capaci di destabilizzare l’io di un individuo altre volte invece rappresentano circostanze che contribuiscono a rafforzare l’idea di un io migliore.
Le brecce nelle mura sono eventi storici in quanto cambiano il rapporto tra i vari io o almeno cambiano l’idea del rapporto.
Beh, ora basta sono stanco, buona notte al mio io. E buona notte ad A. il cui io predominante che non mi piace affatto ha ferito l’io di D. che è venuto a lamentarsi in camera mia.
Cosa posso fare io considerando che un anno fa ho costruito un muro dentro casa per difendermi dall’io di A. che in questi giorni porto a spasso, si fa per dire, tra pronto soccorso e dottori?
La soluzione è il tempo, ecco lo dico sempre io. A breve il mio io dovrà trovare un nuovo confine per il proprio corpo.

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domenica, 23 settembre 2007

MM Turati, Milano

metropolitana milaneseMissed the last train home
birds pass by to tell me
that i'm not alone
well i'm pushing myself
to finish this part
i can handle a lot
but one thing I'm missing is in your eyes

have you seen this film
it reminds me of walking down the avenue
well i'm washing my hands of attachments,
yeah i will land on the ground
but one thing I’m missing is in your eyes

Rogue Wave, Eyes

postato da: ilcieloditom alle ore 23:34 | link | commenti (3)
mercoledì, 19 settembre 2007

Riviera di Ponente, Barletta (BAT)

Rieccoci tra le pagine di questo diario a raccontare di me, delle mie emozioni e delle visioni distorte della realtà in completa solitudine.

Ci sono state tante riflessioni prima e dopo le vacanze estive, durante le quali ho continuato la lettura di coloro che nel web mi fanno compagnia, nella vita di tutti i giorni. Il collegamento ad internet mi ha tenuto legato al mondo esterno, quello popolato da blogger narratori di storie. Nel mondo interiore il conflitto è frequente e sembra non volersi placare. Vari episodi mi hanno visto coinvolto in litigi verbali con D-o, il terrore maggiore è quello di commettere errori, di coinvolgere altre persone alimentando sempre di più ogni forma di disagio che intacca la serenità, di tutti.

Così un pomeriggio ho urlato, già mi sono adirato nei confronti di D-o chiedendoGli di fermarmi dall’azione che intendevo commettere. Mi è tornato alla memoria la storia di Giobbe, e del suggerimento della moglie di rinnegare D-o. E’ evidente l’instabilità emotiva che accompagna questo periodo. Molto è cambiato dentro di me, me ne accorgo dalla lettura di vecchie lettere che prima non potevo, neanche, aprire che già il viso si rigava di lacrime, ora riesco anche a leggerle e non avere la stessa reazione. Ma questo molto quando lo quantifico è simile alla sabbia che scivola tra le dita e che non è possibile trattenere.

Mi manca molto il mare, mi mancano le passeggiate sulla spiaggia, mi manca il lungo orizzonte tra cielo e mare che tracciava tutti i miei desideri, ma in effetti mi manca la compagnia. Spesso faccio l’errore di dire che mi manca il compagno, colui che attendo, ancora, come Penelope attese Ulisse. Lei però sembrava non soffrire così l’abbandono del marito.

Una cara persona spesso mi suggerisce che occorre voltare pagina e guardare altrove, lontano. Io mi ci sforzo e il tempo passa.

 
*
Avrei voluto parlarti per convincerti a fare sul serio
tu che giocavi col cuore e con le parole
quanto tempo buttato per riuscire a spiegarti
che ti amavo davvero, non ci siamo inventati
non ci siamo cercati, non ci siamo mai persi... persi
Avrei voluto guardarti e intuire ogni tuo desiderio
regalarti un sospiro anche stando lontano perché avevo paura
come un lampo negli occhi, un amore sincero
si accartoccia la rabbia come frecce di carta
quando incontrano il muro.
Avrei voluto io di più, ti avrei voluto anch'io.
Avrei voluto legarti per poterti ogni giorno guardare
per cambiare il cammino, strada del nostro destino
e ancorarti al mio seno per non farti portare
da una vita che vola, ferma il cuore un momento
a quei giorni d'inverno e si scioglierà il ghiaccio
e si scioglierà il ghiaccio e si scioglierà il ghiaccio.
Avrei voluto inseguirti ma l'orgoglio non è mai veloce
è soltanto un pretesto per coprire un errore
anche quando scoprivo che era il nostro domani
che voleva far pace
quella ruga sul viso che chiamavi espressione
ora è il letto di un fiume quante notti a pensare
quante lacrime amare han bagnato... l'anima
avrei voluto io di più, avrei voluto io di più
avrei voluto io di più, ti avrei voluto anch'io


*Anna Oxa, Avrei voluto [Tutti i brividi del mondo]

postato da: ilcieloditom alle ore 14:49 | link | commenti (12)
venerdì, 31 agosto 2007

Blog Day 2007

Blacksea
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GlaucoG

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Isvari
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Manroy
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Shoruel

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postato da: ilcieloditom alle ore 22:28 | link | commenti (4)
domenica, 22 luglio 2007

...del domani

Non è che abbia tanta voglia di mettermi a scrivere di me e quando lo faccio metto giù pensieri tristi che magari chi non mi conosce pensa, effettivamente, che la mia vena malinconica sia tutta la mia esistenza. Così mi limito a cercare scritti altrui che narrano un po’ le mie vicissitudini, ma della ricerca ne faccio poca, leggo poco e penso troppo e questo insieme alla pigrizia mi tengono lontano dal ‘brandeis’ il mio file per i pensieri.
Ricostruire la propria esistenza ogni volta che si prende una decisione importante per il futuro non è facile, nel senso che azzerare e ricostruire ogni volta richiede molta determinazione, molta fiducia nel domani e soprattutto la buona sorte dalla propria.
Devo ancora scrivere la mail con la quale avverto che non potrò fare il colloquio questo lunedì ma quello dell’altra settimana. Il che è un male perché permette ai miei pensieri di andare molto lontano da me stesso. Ma è sempre così, i miei pensieri fanno quello che vogliono.
Del domani non c’è certezza, e il mio domani da 7 anni s’è limitato all’oggi, forse.
Errori di valutazione, voglia di inseguire i propri sogni, come sempre.
Così farò quel colloquio che, se andrà bene, mi porterà a lavorare a Lugano. Certo è una soluzione palliativa ma utile per tirarmi fuori da questo periodo di transizione. Mi domando perché proprio quando avevo deciso di trasferirmi nel meridione le circostanze, poi, mi portano sempre più a nord.
Che ci sia un senso in questo, vorrei proprio conoscerlo.
Intanto ho cercato su Wiki la storia di Lugano e della Confederazione Svizzera, ho visitato i portali di ‘Imbarco Immediato’ e ‘Collettivo’, e cercato di comprendere il sistema di istruzione svizzero, che dall’esterno, sembra sia meglio strutturato di quello italiano.
Ma in assoluto quello che di più mi piace della Svizzera sono le frequenze in fm, puoi ascoltare le radio anche in lingua francese e tedesca, col vantaggio che sul territorio le stesse lingue sono parlate.
In meridione l’unica radio straniera, che si puo’ ascoltare dalla mia zona è una radio croata, ma la si puo’ ascoltare dal Gargano, anche dalla Foresta Umbra, ma non ci capisco praticamente nulla. Di facile comprensione ci sono le canzoni in lingua inglese, che coprono l’80% programma radiofonico, proprio come accade in Italia, per la maggior parte dei network.
Chissà quando lo saprà ‘Monteceneri’ che lavorerò nella sua zona. Infatti spero proprio di conoscere uno svizzero come lui, che in realtà è mezzo romagnolo.
Sì, vabbè, si finisce sempre col parlare di sentimentalismi, ahimè.

*
Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.


Quest'è Bacco ed Arïanna,
belli, e l'un de l'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto,
almeno ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.


Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn,giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine emaschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch'a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.


*Lorenzo il Magnifico [Canzona di Bacco]


postato da: ilcieloditom alle ore 18:24 | link | commenti (18)
sabato, 14 luglio 2007

...del senso

Non si può avere un fiore senza una radice
non si può avere un fuoco senza cenere
e una spogliarellista ha bisogno
del costume rosso e delle sue nappine
noi abbiamo un senso

In ogni guerra il nord ha bisogno di un sud
e si sa che tutte le teste di cazzo
hanno una bocca per parlare
senza il mistero di che parlerebbero gli scrittori?
noi abbiamo un senso

Una mela ha bisogno del suo torsolo
come un melone dei semi
il tuo piede ha bisogno del tuo braccio
e il braccio del ginocchio
e uno di questi giorni io so che avrai bisogno di me
noi abbiamo un senso
noi abbiamo un senso

Tua madre è un orco, tuo padre una nullità
e quanto ai miei, non li vedrai mai
riprodotti sui francobolli
ma come la lampadina si adatta alla sua presa
noi abbiamo un senso

Come l'AIDS ha bisogno di un vaccino
da qualche parte un vaccino ha bisogno dell'AIDS
così come una vittima ha bisogno della vita
così una vita ha bisogno di essere salvata
e da tutto questo nascerà una cosa migliore
abbiamo ragione d'essere

Così puoi andare in Europa, Los Angeles o su Marte
puoi stare su un edificio
a lanciare tizzoni sulle auto
puoi praticare il voodoo nero, ma vedrai anche tu
che noi abbiamo un senso


Lou Reed, The proposition [Set the twilight reelingt]

postato da: ilcieloditom alle ore 17:20 | link | commenti (4)
domenica, 24 giugno 2007

Milano, Parco Nord

       Per me si va ne la città dolente, 
per me si va ne l’etterno dolore, 
per me si va tra la perduta gente. 
       Giustizia mosse il mio alto fattore: 
fecemi la divina podestate, 
la somma sapienza e ’l primo amore. 
       Dinanzi a me non fuor cose create 
se non etterne, e io etterno duro. 
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate". 
       Queste parole di colore oscuro 
vid’io scritte al sommo d’una porta; 
per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro». 
       Ed elli a me, come persona accorta: 
«Qui si convien lasciare ogne sospetto; 
ogne viltà convien che qui sia morta. 
       Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto 
che tu vedrai le genti dolorose 
c’hanno perduto il ben de l’intelletto». 
       E poi che la sua mano a la mia puose 
con lieto volto, ond’io mi confortai, 
mi mise dentro a le segrete cose. 
       Quivi sospiri, pianti e alti guai 
risonavan per l’aere sanza stelle, 
per ch’io al cominciar ne lagrimai. 
       Diverse lingue, orribili favelle, 
parole di dolore, accenti d’ira, 
voci alte e fioche, e suon di man con elle 
       facevano un tumulto, il qual s’aggira 
sempre in quell’aura sanza tempo tinta, 
come la rena quando turbo spira. 
       E io ch’avea d’error la testa cinta, 
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo? 
e che gent’è che par nel duol sì vinta?». 
       Ed elli a me: «Questo misero modo 
tegnon l’anime triste di coloro 
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo. 
       Mischiate sono a quel cattivo coro 
de li angeli che non furon ribelli 
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. 
       Caccianli i ciel per non esser men belli, 
né lo profondo inferno li riceve, 
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli». 
       E io: «Maestro, che è tanto greve 
a lor, che lamentar li fa sì forte?». 
Rispuose: «Dicerolti molto breve. 
       Questi non hanno speranza di morte 
e la lor cieca vita è tanto bassa, 
che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte. 
       Fama di loro il mondo esser non lassa; 
misericordia e giustizia li sdegna: 
non ragioniam di lor, ma guarda e passa». 
       E io, che riguardai, vidi una ’nsegna 
che girando correva tanto ratta, 
che d’ogne posa mi parea indegna; 
       e dietro le venìa sì lunga tratta 
di gente, ch’i’ non averei creduto 
che morte tanta n’avesse disfatta. 
       Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, 
vidi e conobbi l’ombra di colui 
che fece per viltade il gran rifiuto. 
       Incontanente intesi e certo fui 
che questa era la setta d’i cattivi, 
a Dio spiacenti e a’ nemici sui. 
       Questi sciaurati, che mai non fur vivi, 
erano ignudi e stimolati molto 
da mosconi e da vespe ch’eran ivi. 
       Elle rigavan lor di sangue il volto, 
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi 
da fastidiosi vermi era ricolto. 
       E poi ch’a riguardar oltre mi diedi, 
vidi genti a la riva d’un gran fiume; 
per ch’io dissi: «Maestro, or mi concedi 
       ch’i’ sappia quali sono, e qual costume 
le fa di trapassar parer sì pronte, 
com’io discerno per lo fioco lume». 
       Ed elli a me: «Le cose ti fier conte 
quando noi fermerem li nostri passi 
su la trista riviera d’Acheronte». 
       Allor con li occhi vergognosi e bassi, 
temendo no ’l mio dir li fosse grave, 
infino al fiume del parlar mi trassi. 
       Ed ecco verso noi venir per nave 
un vecchio, bianco per antico pelo, 
gridando: «Guai a voi, anime prave! 
       Non isperate mai veder lo cielo: 
i’ vegno per menarvi a l’altra riva 
ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo. 
       E tu che se’ costì, anima viva, 
pàrtiti da cotesti che son morti». 
Ma poi che vide ch’io non mi partiva, 
       disse: «Per altra via, per altri porti 
verrai a piaggia, non qui, per passare: 
più lieve legno convien che ti porti». 
       E ’l duca lui: «Caron, non ti crucciare: 
vuolsi così colà dove si puote 
ciò che si vuole, e più non dimandare». 
       Quinci fuor quete le lanose gote 
al nocchier de la livida palude, 
che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote. 
       Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude, 
cangiar colore e dibattero i denti, 
ratto che ’nteser le parole crude. 
       Bestemmiavano Dio e lor parenti, 
l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme 
di lor semenza e di lor nascimenti. 
       Poi si ritrasser tutte quante insieme, 
forte piangendo, a la riva malvagia 
ch’attende ciascun uom che Dio non teme. 
       Caron dimonio, con occhi di bragia, 
loro accennando, tutte le raccoglie; 
batte col remo qualunque s’adagia. 
       Come d’autunno si levan le foglie 
l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo 
vede a la terra tutte le sue spoglie, 
       similemente il mal seme d’Adamo 
gittansi di quel lito ad una ad una, 
per cenni come augel per suo richiamo. 
       Così sen vanno su per l’onda bruna, 
e avanti che sien di là discese, 
anche di qua nuova schiera s’auna. 
       «Figliuol mio», disse ’l maestro cortese, 
«quelli che muoion ne l’ira di Dio 
tutti convegnon qui d’ogne paese: 
       e pronti sono a trapassar lo rio, 
ch‚ la divina giustizia li sprona, 
sì che la tema si volve in disio. 
       Quinci non passa mai anima buona; 
e però, se Caron di te si lagna, 
ben puoi sapere omai che ’l suo dir suona». 
       Finito questo, la buia campagna 
tremò sì forte, che de lo spavento 
la mente di sudore ancor mi bagna. 
       La terra lagrimosa diede vento, 
che balenò una luce vermiglia 
la qual mi vinse ciascun sentimento; 
      e caddi come l’uom cui sonno piglia.

[La Divina Commedia, Inferno - Canto III]

postato da: ilcieloditom alle ore 14:31 | link | commenti (4)
domenica, 17 giugno 2007

Spente Le Stelle

Quel cuor perdesti
Per un miraggio 
Quel cuor tradisti
Odiar di più, non puó!
La mia voce, senti
Il suo dolor... o no?
La tua sparí
E io, pazza, t'aspetto !

Dimenticar... o non più vivere
Ormai, salvo...
La notte... la notte... la notte... 
Ah!...

Spente le stelle
Col pallido raggio di luna
Piange l'amore
Che si lancia come l'onda poi se ne va
Vuota, la notte
E la sua speranza breve
Ora sgorga l'amaro pianto
Un cuor ferito, disperato passa qua

Dunque fuggisti
I sogni vuoti
Dunque perdersi
I brevi vortici

Emma Shapplin

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