
Il fischio del treno
Sono in camera, tutto attorno è circondato da un alone di luce innaturale come quando vedi il riflesso della luce passare attraverso un imposta e scorgi il pulviscolo contro luce, o come quando vedi il fumo di una sigaretta che si leva nell’aria compiendo strane rotazioni e composizioni come in un quadro astratto senza senso, un turbine di movimenti leggeri come leggera era la mia mente in quel momento, al buio seduto sul limite del letto all’inizio della mia malattia, scorgo ombre, non è nessuno, è la mia fantasia che da pochi giorni ha preso a sconvolgere la mia esistenza accompagnata dal suono che attraversa gli spessi doppivetri della camera; il suono che mi fa tremare il corpo, la mente, l’angoscia di quel suono è ancora vivo nella mia mente e sale l’ansia ogni volta che l’ascolto...
Il fischio del treno, sottile come il fumo penetrante come una boccata d’ashish da una sigaretta di fumo, inquietante come una fotografia scattata dall’alto di una città grigia come la nostra piena di frustrazioni e atti compiuti e incompiuti, di azioni forti di melodie violentatrici; il suono distingue lo start di una vita e penso che la stazione mi abbia accompagnato sin dalla nascita, più vicina di un rombo di un aereo o di una buona notte materna, più fatale di un elevazione politica di un genocidio a Sarajevo, il tutto mi fa molta paura e non riesco a reggere questa sensazione, le ombre che mi circondano sono la guerra nei Balcani, la mafia, gli omicidi, il mio problema psichico di cui non avevo consapevolezza se non dopo il ricovero, ero allarmato, premeditavo storie di omicidi ed ero intercettato nella mia vita quotidiana, ogni mossa la calcolavo nel timore di essere scoperto ..da chi? Da cosa?
Ero fuori da ogni schema, stavo scavandomi pian piano la mia rottura con la realtà, l’odio di vivere, avrei pensato sicuramente come porre fine a questa angoscia, il fischio del treno e la nascita della motorizzazione, dell’urbanizzazione del progresso, della menzonia, del tempo, delle scadenze, il ritmo di un orologio che scandisce ticchettio per ticchettio la nostra sorte, morte, alla fine di un epoca l’inizio di una nuova guerra, un conflitto, un male esterno, c’è la farò a reggere? Ne sono cosciente, non lo sono, mi devono aiutare ..il più presto possibile prima che sia troppo tardi..
dAvIdE m., autobiografia
Se qualcosa parla in te per dirti non sei pittore, ebbene in questo caso vecchio mio: dipingi!
E questa voce tacerà. Ma tacerà solo se dipingi.
Chi, ascoltando questa voce, va dagli amici a lamentarsi, a raccontare loro le sue preoccupazioni, perde un po' della sua forza virile, un po' del meglio che c'è in lui.
Ti possono essere amici solo coloro che lottano contro queste stesse preoccupazioni, coloro che con l'esempio della loro attività, esaltano l'attività che c'è in te!
Vincent Willem Van Gogh (1853 - 1890)

....E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
* * *
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".
Martin Luther king, Washington 28 agosto 1963
dedicato a Marino Lopetuso