
Certi uomini
Alla creta,
da cui sono nati certi uomini,
basta una pioggia qualsiasi
per farla fango
ed è inutile immergere le mani
con le braccia fino al collo
per cercarli in una pozzanghera
alle volte infetta.
[J. Manuel Serantes C.]

Sono esattamente tre anni da quando la mia vita è totalmente cambiata e per questa ricorrenza, e non solo, ho un unico desiderio: Vorrei rimettere l’orologio indietro e non vivere l’angoscia quotidiana per non essere tormentato dai molti demoni.
Da qualche giorno sono tornato in città, un luogo dove il cielo non esiste, dove la cui unica sfumatura regalata alla vista è il grigio, dove al mattino quando ti alzi sei costretto ad accendere la luce per vedere calde sfumature di un ambiente, di casa tua.
Piango, se penso di aver lasciato la mia terra, i miei colori, il mio cielo ed il mio mare insieme agli affetti per aver emigrato in una città, Milano, che mi ha accolto a braccia aperte e che in cambio ha voluto l’anima, senza neanche chiederla.
Sono tre anni che non vedo i gabbiani ripulire la mia spiaggia, che non percorro la riva del mare al pomeriggio dopo pranzo, e che non sono in compagnia dei miei sogni colorati, naturalmente.
Oggi sono qui a condividere lacrime di sofferenza con uno sguardo dalla casa in campagna, a due passi, oltre la siepe, dal mio Adriatico e dal mio Gargano.
Mi auguro serva a qualcosa, questo. Perlomeno ad allontanare, in questa ricorrenza, il demone più forte: il passato.
E sono tre anni che ti aspetto mentre restituisco gli ultimi ricordi, ormai zavorre per me, con un pacco celere.
La polizia, l’ambulanza e la psichiatria…
Non ricordo bene, ancora, come, ma siamo arrivati a fare quotidianamente una seduta con un psichiatra, ma io non mi calmavo ancora e cosi un bel giorno sono arrivati a casa una pattuglia con una ambulanza per ricoverarmi d’urgenza, ma il pesce fuor d’acqua non vive e quindi in tempo, appena in tempo, fuggii ancora dalla forza opprimente che mi stava trapanando le ali della mia follia. Mi stavano aiutando ma io non lo sapevo, non ero forse rambo? Non ero forse nella giungla con i vietcong che scappavano dall’invasione americana? Ma questo loro come potevano saperlo?
Il ricovero TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, o quasi, sono arrivato alla struttura ospedaliera con un paio d’amici che con le buone mi hanno caricato in macchina, non ho opposto resistenza, tragitto con musica metal e un grande silenzio; ero in ospedale ricordo che era tutto sigillato e ogni quarto d’ora passava un carrello con diversi medicinali senza vie d’uscita, un solo campanello che apriva una porta che dava nel corridoio e alle camere dei pazienti, il carrello dei medicinali, le finestre e porte sigillate e talvolta lacci attaccati al letto per i più ribelli così da non poterti muovere in qualsiasi caso; io mi ero calmato e i medicinali facevano un grande effetto di sedimento della mente e del corpo. Alcuni amici sono venuti a trovarmi e continuavano a camminare avanti e indietro per il lungo corridoio che dava su un cortile chiuso, chiuso da tutto, nessun rapporto extra sociale in quel duro, lasso di tempo durato circa un mese.
Ora penso per il mio bene, allora pensavo che i matti erano loro …e il fischio del treno: una maledizione. dAvIdE m., autobiografiaIl bar spagnolo, l’assenzio e la follia
Sono seduto comodamente ad una locanda spagnola, un bar a Milano in Porta Romana, bevo una birra media e accanto a me c’è una ragazza che ho conosciuto da pochi giorni, A. è giovane e si veste sportivamente non mi ha mai detto una parola, lei studiava sia quando facevo l’amore con lei sia quando pensavo di essere presente e pensavo di amarla e di avere trovato un contatto, un appiglio a quel girare come una giostra in preda all’invisibilità di quel maledetto fischio che mi tormentava.
Bevo, e bevo dall’assenzio servito in due bicchieri azzurri e una zolletta di zucchero, il conto lo pago io e usciamo in strada ma non reggo quel impatto e la paura si fa più forte e allora decido violentemente che la macchina l’avrei fatta guidare a lei ma quello non basta; riprendo la guida dell’auto e nel giro di pochi isolati la mia mente mi gioca un brutto scherzo tiro fuori una rabbia tale che in pochi attimi tutta la strada è coinvolta, stiamo rotolando per l’asfalto A. e io in preda ad una rabbia innaturale: è la follia. Subito intervengono persone che sentendo le urla si avvicinano e caricano A. in una macchina. Io non mollo e voglio distruggere ogni cosa e urlo di ucciderla. Allontanandomi in macchina scorgo nello specchietto retrovisore una pattuglia a fari spianati non ha la sirena qualcuno ha chiamato la polizia, inseguono me? Per un attimo penso lucidamente ma poi d’un tratto la macchina blu e bianca perde il suo inseguimento e svolta in una via parallela E’ finita, per lo meno per ora.
Ultimo gesto di follia, sotto alla pioggia con mia madre che ho appena svegliato alle 04,30 circa del mattino, ho urlato anche con lei non so bene cosa stia facendo ma siamo in strada per Milano e cerchiamo A. e finiamo sotto casa sua di notte; alla porta non risponde nessuno e piove e sono forse stanco ma non si vede sono ancora frastornato, agitato come se avessi agito con tutta la mia forza un urlo di ribellione, la poggia scema, penso io più scemo di lei…
dAvIdE m, autobiografia
Stop the killing of civilians in both sides.
Stop this war.
"Black Ribbon"
Peace Lebanon Israel Hello "روبان مشكي" صلح لبنان اسرائيل سلام "Ruban Noir" Paix Liban