
Oggi in ufficio sono completamente solo e così tutto faccio fuorché lavorare.
Va specificato però che avendo due lavori ho due differenti uffici, e pensare che quello del mattino è stato iper-affollato. Ne approfitto dell’assenza dei colleghi per scrivere e per riflettere su emozioni che vivo in questi giorni.
Ormai sono un paio di giorni che nei miei sogni un personaggio importantissimo del mio passato viene a trovarmi, o forse sarebbe più corretto scrivere che sono io che vado a trovarlo, considerando che LUI non vuole più vedermi. In altri tempi avrei psicanalizzato diversamente quest’accaduto, ora invece con certezza so che devo ignorarli e auto convincermi che da qualche parte LUI non ha bisogno assolutamente di me e che il suo spirito non mi cerca, piuttosto sono i demoni che vengono a trovarmi sotto false spoglie.
E’ vero che provo un misto di compassione e rabbia nei suoi confronti, così spesso mi ritrovo a maledire me e benedire LUI.
E’ difficile da spiegare, è difficile anche darsi delle spiegazioni. Anni di Università non sono serviti a molto se si considera l’incapacità di filtrare le emozioni e gli eventi. Fatto sta che il tormento mi ha accompagnato al risveglio e durante tutto il tempo che mi ci è voluto per varcare la soglia di casa. Alcuni demoni ti tormentano in luoghi circoscritti.
Sono stato contento di chiudere la porta di casa e di pigiare il tasto di richiamo dell’ascensore. Sono stato contento, quando varcata la soglia del portone mi sono diretto verso la fermata della filovia, felice di camminare.
Di preciso non su cosa devo riflettere, magari è stato solo un richiamo dovuto alla mia particolare attenzione ai ricordi del passato, però mi sveglio che sto male. Mi sveglio pensando che non c’è giustizia, pensando che la mia solitudine sia unica e intanto piango.
Mi faccio tenerezza, quando penso ai primissimi tempi, quando andavo in terapia cercando di spiegare alla psico che la poesia non esisteva più per me e che i suoi consigli non erano efficaci. Al contrario mi facevano tornare a casa più sconfortato che mai.
Io non so quanto durerà questo periodo di condanna della mia pena, ma preferisco duri il meno possibile. Anche se non è facile. Ho visto il calendario e le festività di natale sembra proprio che quest’anno debbo farle. L’anno scorso c’ho provato a trascorrere il natale e capodanno senza gli affetti, ma è davvero triste perchè nell’aria avverti che qualcosa c’è, che lo spirito natalizio esiste, sarà che coincide con quello consumistico, vabbè, ma lo avverti in ogni caso.
Non so cosa farò, l’idea di prendere il treno non mi rallegra. Fare un viaggio in auto per appena 3 giorni totali di festa non so.
Dicono che occorre elaborare il lutto, e che ci vuole tempo.
Io non ci riesco ancora a fingere che tutto vada bene, ma mi sorprendono alcune cose; questa mattina prima di andare in ufficio ero in Piazza Medaglie d’Oro e guardando in alto ho visto molte diagonali incrociarsi su uno sfondo di cielo azzurrissimo. E’ stato emozionante vedere queste diagonali naturali ed artificiali incrociarsi, sembrava che il cielo fosse in armonia, tutto era al proprio posto.
Non ho mai smesso di guardare il cielo, ma vorrei che alcune cose smettessero di tormentarmi..
Creative sfumature stanche di ricordi
di passati
di vissuti
momenti di languidi sguardi
di eloquenti silenzi
di delicati sfiorarsi
di appassionati penetrarsi delle anime.
Cascate di rugiada su fuochi di passione oggi ormai spenti.
Questo scritto mi è stato donato da colui che poi ha involontariamente suggerito il titolo di questo blog. Creative è il mio attuale nick nella mia chat abituale e lo scritto arriva proprio da un amico di chat conosciuto 3 anni.
Nel fine settimana ho scoperto che la chat di me2 rende possibile la presenza solo in una stanza, precedentemente era possibile esserci contemporaneamente in due stanze, ovviamente non entro loggato. Così ho dato precedenza ad una stanza che frequento con molto piacere rispetto all’altra, stare nella stanza siero+ è come stare a casa per me. Ricordo il primo lavoro appena giunto a Milano, fund raiser per la Lila. E ricordo ancora il primo e unico evento, al quale partecipai, per il primo di dicembre.
All’epoca c’era il Tribeca Longe in Conca del Naviglio e all’evento invitai tre amici appena conosciuti al secondo lavoro, al call center (out bound), per una nota società di ricerche di mercato.
La strada percorsa quella notte la ricordo ancora oggi anche perché la percorro per andare al lavoro; successivamente ho sempre lavorato nella stessa zona.
Così i ricordi tornano mescolati con immagini del presente.
Sarà ma quello che guadagno non riesce a farmi vivere senza problemi così sto meditando di ritornare a lavorare al call center, chiudendo, lo spero, un cerchio aperto qualche tempo fa.
Finalmente comincio a svegliarmi riposato, l’allarme in ufficio è rientrato tra i silenzi e l’indifferenza [reciproca] di alcune persone. Vabbè non siamo perfetti, dai.. continuo a ripetermi, per restare a galla e permettermi di respirare..
Stamattina mi sono svegliato con il classico saluto autunnale di Milano, una lieve nebbia e quel freddo leggero che ti penetra nei vestiti senza irritare la pelle, subito ho pensato all’evento di questo fine settimana e di come Milano accoglie il Capodanno Celtico festeggiato nei giardini del Castello Sforzesco, dopo una settimana di temperature primaverili e con tanto sole.
Ci tenevo davvero a ritornarci al Castello, ma non ho nessuno a cui chiedere di farmi compagnia, nemmeno il mio esperto informatico [candidato a Principe Azzurro] che tanto ama questi ambienti s’è fatto vivo, eppure lo avevo già invitato da molto tempo. E nonostante l’assenza è l’unico che resta nella lista dei candidati.
Chiederlo a G. non sarebbe una buona idea e poi lui lavora al sabato, e comunque sarebbe l’ennesimo rifiuto. Mi domando perchè continua a chiedermi di leggere i suoi testi e revisionarli, non capisco perchè si avvicina tanto per poi sottrarsi. In effetti non capisco perchè dovrei interessargli, però il suo accento toscano mi garba, il suo modo di fare mi diverte.
Chiederlo all’accompagnatore di tutte le edizioni del Capodanno Celtico non mi entusiasma, lui poi mi lascia sempre solo perchè corre dietro ai ragazzi, soprattutto se sono caucasici.
Proviamo a mandare un sms al prof.
Possibile che la mia lista sia già terminata?
Mi sa che è meglio pescare qualcosa dalla poesia e cercare rifugio in parole che aiutino a guardare oltre una folla e non sentirsi ugualmente soli, pur essendolo, vedremo se riuscirò a regalare qualche scatto alla mia digitale oppure no..
Nel pomeriggio di ieri, mentre rientravo a casa, mi sono fermato un attimo per sbirciare alla D’Annunzio e varcata la soglia non ho trovato le stesse emozioni che facevano palpitare il cuore quando tre anni fa ci lavoravo.
Mi sento meglio in effetti, ero così legato a quel posto; mi sentivo a casa e ogni volta che andavo via la tristezza visitava il mio cuore, già perché quando tornavo a casa l’unica vera compagnia era il silenzio. Quel luogo caratteristico è stato importante e resterà nella memoria per molti anni, e per molti motivi.
Ho ritrovato vecchi volti e situazioni identiche a quelle che ho lasciato qualche tempo fa.
Beh, in effetti una nuova notizia c’è, un bebè in arrivo per l’estate prossima.
Ho rivisto anche uno dei personaggi più rappresentativi della scuola, non so se poi leggerà questo scritto, ma se lo farà capirà che sto parlando di lui.
Difficilmente riesco ad immaginare che alcune persone possano avere anche una vita privata e che poi possano essere “umani” come tutti, infatti penso che al mattino, dopo il riposo notturno, solo la gente comune vada in bagno.
Fatto sta che ho rivisto un uomo che nonostante le difficoltà del presente conserva intatto un suo fascino di sempre. Mi ha comunicato il nuovo numero di telefono come per riprendere un qualcosa lasciato in sospeso ma a che pro non so, non ci siamo mai frequentati e mai cercati neanche come amici, solo una volta sono stato in sua compagnia al Teatro Greco per vedere l’opera su Medea e poi un pomeriggio musicale presso la Cascina dove in quel periodo dimorava.
Mi è dispiaciuto vederlo col volto stanco, con i pensieri affollati e col sonno arretrato; mi è dispiaciuto non parlarci per bene. Ma sono stato contentissimo di rivederlo.
Così preferisco ricordarlo come il prof. più sexy della scuola, il prof. con il quale molte studentesse avrebbero voluto uscirci una sera. Peccato sia dell’altra sponda e quindi non disponibile.
Non penso io possa essere importante, cercherò di capire cosa vuol dire per lui dare il proprio numero di telefono… O forse lo so già, avere una persona con la quale parlare del passato recente e di colei che in Medea danzava e danzava…
Ti capisco bene prof., ci sono passato anche io come potrai ben ricordare. Il tempo è l’unica medicina e nel mentre sarebbe meglio addormentarsi.
A presto..
Qualche volta occorre dire la propria, qualche volta occorre cambiare opinione, qualche volta occorre…
Due sere fa a Primo Piano su rai3 c’erano la Bonino più altre due persone delle quali non ricordo nulla se non che uno era della Lega e l’altra di una Associazione di non ricordo cosa; recentemente si parla troppo di qualcosa che non si conosce ma il dubbio nasce spontaneo, ma le altre volte si parla ugualmente con cognizione di causa?
A metà serata ho avuto la percezione che tutti i presenti al dibattito fossero d’accordo. Che delusione è stata l’Emma Bonino essere lì presente ma dimostrarsi vuota e poco partecipe.
Almeno quello della Lega comunicava molto bene il perché della sua presenza: una stupidità palese e ridicola.
Detesto l’ignoranza!
Oggi sono stato in Via Ventura finalmente vuota, e devo dire che la nuova struttura mi piace molto, certo non è in centro ma l’interno è proprio bello, spazioso e luminoso. Ho sbirciato con nuovi occhi scenari che conoscevo già. L’innocenza dobbiamo sempre sporcarla e guarda caso sempre per una buona e giusta causa.
Ma non mi trasferirò, resterò dove sono, o meglio il part-time del mattino diverrà full-time e la cosa non mi piace affatto. Sono indeciso se trovarmi un nuovo lavoro o meno. Certo che i dilemmi vengono tutti assieme.
Stasera è stato reso noto il programma didattico, veramente lo era noto anche due anni fa. Non capisco perché nessuno l’ha mai letto preferendo le denuncie e incanalare l’opinione pubblica verso l’odio e l’intolleranza. Solo per far del male a vantaggio della nostra cultura.
Mi sento schifato d’appartenere a questa cultura e questo popolo. E dissociarmi non mi fa stare meglio, lavarmi non mi fa sentire pulito. E pensare che il natale è ancora distante e già sto friggendo così
Molti sono i cambiamenti che mi costringono a rigenerarmi ogni volta. E continuo a lamentare anche una stanchezza fisica. Sono notti irrequiete queste, il freddo disturba il sonno e aumenta il disagio.
E’ come il sangue di una bestia ferita che attira altre bestie feroci; è una regola, è la sopravvivenza del più forte.
Al lavoro ormai volano anche i coltelli e la situazione resterà così fino a dicembre, per la chiusura del bilancio, prima della scissione definitiva.
Non riesco neanche a distrarmi e mi sento molto solo.
La testa mi scoppia, penso che sia ora di andare a letto. Buona notte!
Alcune date le ricordi sempre, e ci pensi in continuazione a come sopravviverai in quel giorno.
L’attesa è la vera protagonista che ti riempie le giornate, che ti cambia lo stato d’animo, che ti fa grandi promesse e che ti ricorda che verrà.
Ci sono un paio di attese che condizionano il mio umore nell’arco dell’anno. Si verificano, però, alcune che arrivano improvvisamente e che irrompono come un fulmine a ciel sereno, nella tua assenza quotidiana.
Immobile vorrei osservare i cambiamenti mentre la tristezza [ri]torna a visitare il cuore, e mi sento irrequieto.
Eccoti qua, come un regalo nel giorno della mia attesa, tra le più tristi, come la manna venuta dal cielo sei venuto a distrarmi, a non farmi ricordare, portando con te una valigia piena di desiderio, di speranza, di novità. Non t’ho chiesto nulla o forse t’ho chiesto tutto, non lo so ancora. Per la seconda volta abbiamo desiderato ciò che non c’è stato, abbiamo condiviso in silenzio ciò che non potevamo raccontare, abbiamo tenuto nascosto per non ferire.
Non svegliarmi, non ancora, lasciami sognare, lasciami intorpidire la mia mente, stregato da questa città, che diventa complice di una magia.
E tu, che ne pensi di un romatico a Milano...?

Avrei voluto far del bene prima di uscire dall’ufficio alle 19.05, chiudendo la porta e girando il chiavistello per due giri, due volte con due chiavi.
Avrei voluto far del bene prima di uscire da casa alle 06.15, chiudendo la porta e girando il chiavistello per due giri, una volta con una chiave.
Dimentico sempre dimentico,
che non ho ali per volare e ogni notte sfioro nei miei sogni i gradini della scala della vita.
Che importa se non ho ali per volare?
Come vento che ha un corpo, scosto i fili d'erba del prato;
come brezza che ha mani colgo i fiori nel campo;
come vento del sud do calore a chi ha tanto freddo nell'anima.
Dimentico sempre dimentico.
R. Tagore
Lui qui parla del suo passato invitando timidamente [implicitamente] a fare lo stesso col proprio, è naturale comunque ricordarsi di sé in queste letture.
Lunedì 10 ottobre 1995, aula magna della Facoltà di Lettere dell’Uni di Bari alle ore 09.00 ebbe inizio l’avventura che cambiò per sempre il mio futuro, o lo cambiò in modo radicale solo due anni dopo, appunto nel secondo biennio del mio CdL.
L’unico studente della mia classe che s’iscrisse alla stessa facoltà fu Sonia detta Flinstones, gli altri scelsero altre facoltà, qualcun altro ancora scelse il lavoro; io non scelsi affatto, lavoravo già da molti anni.
I miei vicini furono appunto
Monica era fidanzata con Enzo che aveva un amico di nome Roberto. Enzo frequentava ingegneria edile ed abitava a 5 minuti dall’Ateneo. Roberto abitava distante, ma frequentava Legge, vale a dire alle spalle dell’Ateneo. Quindi
In breve: a me piaceva Roberto che era conteso dalla Flinstones, la poetessa che era fidanzata con Enzo, ma s’invaghì di me, anche dopo averle confessato un piccolo particolare. Roberto accettava... Alla fine del biennio ognuno prese la propria strada senza mai più incontrarsi e nel mentre di quel flusso continuo successe di tutto.
Col senno di poi tutto è più facile, ma provaci a stare dentro un flusso e cercare di uscirne, anche quando non senti l’esigenza di trovare la via d’uscita che, poi, si mostrò.

“Solo un mano d'angelo intatta di sè, del suo amore per sè, potrebbe offrirmi la concavità del suo palmo perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri, è troppo ricolma di vita e di plasma di vita! Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa”