
Ci sono azioni che non posso permettermi di fare, ci sono pensieri che non posso permettermi di immaginare e ci sono dolori che non posso esimermi dal vivere.
Tutto è cominciato dal mattino, quando appena sveglio ero già tormentato da un fantasma che aveva visitato i miei pensieri durante il sonno fino a scuoterne la mia tranquillità invadendola di quel sentimento simile ad un trauma, al panico che lascia incapace persino di pensare, nell’immobilità.
E così resta una desolazione simile all’immagine di una paesaggio dopo l’uragano. Lo sconforto e simile al caos che un estraneo causa quando s’intromette furtivamente nella propria vita, derubando qualsiasi cosa abbia valore, anche apparente.
Solitamente sono un abitudinario e tra le mie, diciamo, fisime ricorrenti c’è quella del sabato mattina, mi piace prendere un solo tram per andare in ufficio, scendo in centro e così faccio due passi attraverso il parco delle basiliche, mi fermo al bar per fare colazione e poi mi accingo a chiudere i lavori lasciati in sospeso durante la settimana.
Il tratto di strada che percorro per andare al lavoro mi piace assai di sabato perché non è affollato, è abbastanza pulito e priva di gente che appena guardi in volto. Ma sabato scorso i miei occhi hanno visto qualcosa che mi ha scosso, che mi ha intimidito e che mi ha lasciato perplesso.
Attraversando un giardino adiacente il parco, su una panchina c’era seduto un uomo abbastanza adulto che con un gesto noncurante e spontaneo, con un fazzoletto di carta, forse inumidito, si pulisce le ascelle. Il mio sguardo incontra il suo, ma poi per questione di rispetto l’ho subito abbassato, fino all’arrivo in ufficio.
Avrei voluto fermarmi e chiedere se avesse avuto bisogno di qualcosa ma, mi risulta molto difficile discernere il momento giusto per avvicinare qualcuno e propormi senza sentirmi sfruttato.
Ci penso ancora a quel gesto, e la mia impassibilità mi lascia ancora perplesso.
E così, in momenti di riflessione di vita quotidiana in una città come questa mi viene da pensare a quando, in passato, bisognoso d’aiuto non avevo alcun punto di riferimento, le strutture pubbliche e private [sanitarie] ti trattavano come cliente e non come malato, poivle persone che ti stanno attorno hanno così poco tempo da dedicarti che alla fine smetti di credere in qualsiasi buon sentimento.
Così due estati fa mi trovavo incasinato, non volevo tornare a casa dai miei ma non avevo scelta. Avevo paura di star male e di mostrarmi molto debole e vulnerabile. Ma non avevo scelta, dovevo stare là.
Un giorno una cara persona mi presenta Antonio che da quel momento in poi mi resterà sempre vicino, fino al giorno della mia partenza, di ritorno a Milano.
Antonio mi è stato molto vicino, mi ha ascoltato, mi ha offerto la sua presenza, ha subito le mie ire ingiustificate. Ricordo ancora quando un pomeriggio lo presento ai miei genitori e dopo un paio di minuti eccolo la a stirarmi la camicia e a chiacchierare con mia madre.
Lui aveva capito subito il mio malessere e per farmi star bene mi portava in giro per il suo paese che io non ho mai frequentato ma che ho studiato a motivo di un importante educatore-pedagogista che dovevo portare agli esami d’università, all’epoca.
Lui mi tollerava anche quando fumavo, e senza farmelo pesare desiderava che io smettessi.
Sono stato al mare con lui, sono stato ospite a casa sua, mi ha portato al cimitero a trovare sua mamma. Ricordo ancora quando andammo a far la spesa, quando mangiammo un gelato un pomeriggio di agosto e quando mi accompagnò per l’acquisto della mia nuova auto.
Anzi, ora che ci penso, ricordo il primo giorno che lo conobbi gli ruppi la mascherina del nokia, e lui non disse parola.
Antonio, mi manca molto, ancora oggi soprattutto perché non mi ha permesso di salutarlo. Soprattutto perché non l’ho salutato a dovere, come lui meritava.
Ci eravamo lasciati con la promessa che mi avrebbe ospitato a casa sua, quella del Brasile, sì perché non gli piaceva vivere in Italia ed era ricco da permettersi una casa anche là, aveva anche una donna là, in quel luogo dove nel dicembre dello stesso anno sarebbe convolato a nozze.
Antonio, è stato il mio angelo per tutta l’estate.
E così qualche giorno prima del mio compleanno, qualche giorno prima di partire per il Brasile, prima di sposarsi, Antonio è andato via, senza avvertirmi.
Miguel Bosé