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Utente: ilcieloditom
Ti aspetto e mai attesa è stata più disperata. Nelle giornate più vuote nel cielo così lamentoso, bussano alle mie porte non so quanti incidenti di percorso - così io chiamo gli uomini che vengono a interrogare il mio cuore. Alda Merini

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domenica, 28 ottobre 2007

...di una ragazza

Ho il ricordo di me nel corridoio della scuola media, sono vicino ad una delle finestre che danno nel cortile interno, nell’altro corridoio vedo affacciata alla finestra una ragazza dalla discussa reputazione, si vociferava anche su una certa G., sua amica, che baciava i ragazzi sulla bocca. Era l’anno in cui frequentavo la prima media e la ragazza che vedevo nell’altro corridoio è anche una delle amiche di mio fratello.
Era G., che attirava le mie attenzioni, così piccola e già così vissuta; oltre a queste due ragazze c’era lo scheletro nell’aula di scienze che catturava i miei pensieri.
Quello fu l’unico giorno in cui vidi l’amica di mio fratello, poi non ebbi più modo di vederla a scuola, lei già ripetente aveva deciso di ritirarsi.
In quello stesso anno la mia famiglia cambiò casa, l’anno successivo venne ad abitare nel palazzo di fronte, l’amica di mio fratello, quella che non rividi più a scuola.
Ho sempre avuto un debole per il ‘punk’ tuttavia anche se lei mi dava troppo di ‘dark’ mi era ugualmente simpatica, così la ricordo nei lunghi pomeriggi estivi che parlava e fumava con una sua amica, distesa sul letto posto vicino la portafinestra del balcone, di fronte alla mia portafinestra, del mio balcone.
Anni dopo alcuni ragazzi del mio palazzo cominciarono a perseguitarla così una mattina, durante l’0ra di pranzo, mio padre mi chiese se sapevo qualcosa, chissà perché aveva già escluso la mia partecipazione alle malefatte dei ragazzi del mio palazzo.
Molti anni dopo, quando frequentavo le superiori in un’altra città la vedevo vicino alla fermata degli autobus, la vedevo vestita sempre a nuovo in compagnia di un’altra ragazza, anch’ella dalla discussa reputazione. Venni a sapere che aveva cominciato a spacciare droga e che era stata cacciata da casa. Successivamente scoprii dove viveva in compagnia di quest’altra ragazza. Poco tempo dopo e prima di natale appresi che era stata arrestata e che doveva trascorrere le festività in carcere. Ricordo bene che in quell’anno pregai per lei, mi intenerì tantissimo.
Moltissimi anni dopo tornò a vivere dai genitori e seppi che aveva cominciato a prostituirsi per la droga. Qualche volta e sempre durante l’ora del pranzo sentivo suo padre redarguirla duramente ‘sei una sfascia famiglie’. Così cominciai a riconoscere i suoi clienti, quello delle 20 aveva una macchina di colore celeste, fu l’unico a cercarla anche dopo, quando i sintomi della droga cominciarono a manifestarsi; erano anni in cui l’AIDS faceva moltissima paura; é la malattia dei ricchioni e delle puttane, così ripeteva spesso Paula che stava fuggendo dal marito mollato a Milano e conosciuto nel proprio paese, a San Paolo.
Oltre alla prostituzione, portò nel mio paese dei ladri esperti provenienti dal capoluogo, una volta tentarono di rubare in casa di un amico, così compresi il perché da oltre un mese frequentava assiduamente quel quartiere.
L’anno successivo, in settembre, ebbi modo di parlarle insieme ad un carissimo amico. Aveva bisogno d’aiuto, eravamo in un bar e lei non prese nulla, ci parlò dei suoi disagi e della difficoltà di uscire dalla droga. Mi fece sorridere quando disse: ‘io non vado mica a guardare i cazzi della gente’.
Dopo qualche mese, seppi che morì perché investita da un’auto nel capoluogo pugliese.


postato da: ilcieloditom alle ore 01:36 | link | commenti (9)
venerdì, 19 ottobre 2007

Questo pomeriggio sono andato in Statale per incontrare Fè, non la vedevo da quando era partita per la Spagna oltre un anno fa. E' stato emozionante sentirla parlare spagnolo, con accento milanese, quasi mi aveva convinto a raggiungere Gustavo.
Durante la passeggiata per le vie del centro ci ritroviamo sotto la sede di un noto istituto spagnolo, decidiamo di recarci in segreteria per ritirare il catalogo delle proiezioni di pellicole in lingua originale; mi è parsa piacevolmente sorpresa, lei in questi posti non ci sarebbe mai venuta perché, semplicemente, non li conosce.
Poi ci dirigiamo verso le Nord passando per il Castello Sforzesco e così l'ho invitata al Capodanno Celtico per fine mese. Mi è parsa ulteriormente sorpresa, eppure lei qui ci è nata e alcune cose prorpio non le conosce, così ci dirigiamo verso la sala Panoramica per la mostra 'Gli Arbori di Milano' percorsi di archeologia sperimantale. Un tizio vestito per l'occasione ci narra la storia delle monete e ne regala una, poi ci ripensa e ne regala un'altra,  copie create al momento. Durante la visita ci imbattiamo in un altro tizio che ci illustra le varie rifiniture dei lavori in creta, su vari tavoli ci sono le  produzioni di bambini giunti per un laboratorio scolastico, avrei voluto giocare con la creta, l'ultima voltà risale a tre anni fa.
Milano è davvero bella, dal terzo piano del Castello guardando verso Corso Sempione il panorama è incantevole soprattutto con la consapevolezza di osservarlo dall'alto, in quel contesto.
Accompagno Fè sul treno e mi dirigo verso casa. Al rientro trovo D. che mi propone la visione di un dvd, accendo il pc e cominciamo a parlare del futuro prossimo, quando le nostre strade si divideranno e ci perderemo di vista. Domani verrà il padrone della casa.


postato da: ilcieloditom alle ore 00:17 | link | commenti (3)
martedì, 16 ottobre 2007

Un altro mare

Se te ne vai io resterò a difendere
l'idea di noi che vedevamo crescere,
quasi all'improvviso tu vuoi riflettere
su ciò che è stato e poteva essere,
stare qui non fa bene anche a te

Dovunque andrai arriverò a riprenderti,
perché tu sai che non ho intenzione di perderci
forse come uomo potevo fare meglio,
però gli errori si commettono per sbaglio,
e ora so che da qui ripartirò così.

Guardando sopra la mia testa c'è un altro mare
se chiudo gli occhi riesco a immaginare
oltre il volo degli uccelli e degli aerei
giorni lontani, di noi domani

Non mi fa paura il tempo che corre
e porta lontano le cose che amiamo
perché so che voglio inseguirle e per questo vivrò...

Guardando sopra la mia testa c'è un altro giorno
che ha cancellato tutto il buio in un secondo,
e ora vedo il tuo sorriso, sono sicuro, sarà bellissimo il futuro.

Se guardo sopra la mia testa c'è un altro mare
chiudendo gli occhi riusciamo a immaginare
oltre il volo degli uccelli e degli aerei
giorni lontani, di noi domani

Tiromancino


postato da: ilcieloditom alle ore 21:45 | link | commenti (1)
venerdì, 05 ottobre 2007

SPH

In questi giorni accompagno spesso A. presso l’Ospedale San Paolo per questioni burocratiche, durante le attese resto in auto a guardare il viale alberato che segue la struttura serpeggiante degli edifici della Barona, osservo chi entra e gli studenti che si dirigono verso la metropolitana.
Un pensiero costante ritorna, indietro nel tempo, quando un pomeriggio in preda ai deliri sentimentali impugno una candela sferica che lancio ad occhi chiusi nella direzione del mio amato che si trovava abbastanza distante. Non era la prima volta che lanciavo un oggetto causando danni, quella volta però centrai lo zigomo sinistro del mio amato causando una vistosa ecchimosi attorno l’occhio sinistro. Vissi veri attimi di terrore, avevo timore di aver causato gravi danni. Prendemmo l’auto e ci dirigemmo verso il San Paolo, al pronto soccorso ci fecero attendere e dopo parecchie ore arrivò il nostro turno. Durante l’attesa l’amato mi ripeteva che questa esperienza gli mancava e che avevamo ancora una ‘cosa nuova’ da condividere, assieme. Io in realtà ero molto dispiaciuto per averlo centrato, non per i deliri, lui era così tranquillo che non si adirò per nulla.
Rientrammo dopo le 22.00 ma non ricordo l’orario, mangiammo qualcosa ma il dispiacere non mi fece gustare il cibo. Non ricordo nemmeno se facemmo l’amore.
L’altro pomeriggio ero stanco, così prendo l'orsacchiotto Spankie, lo poggio sotto il capo e chiudo gli occhi. Dopo dieci minuti il mio corpo si rilassa, riprendo Spankie, lo abbraccio e chiudo nuovamente gli occhi.
L’assenza maggiore che sento dentro è la mancanza dei nostri discorsi, eravamo due chiacchieroni che parlavano da mattina a sera, sempre. Oltretutto in quel periodo lavoravamo nella ditta di famiglia, la mia, e non ci separavamo, mai.
Domani spero sia l’ultimo giorno da tassista, ieri era il compleanno di A. e come sempre il suo io ha ferito qualcuno, questa volta me.

postato da: ilcieloditom alle ore 01:05 | link | commenti (12)
martedì, 02 ottobre 2007

dei confini

Le mura delle pareti di casa rappresentano dei confini entro i quali l’io di molti individui ha la possibilità di sperimentare il concetto libertà. Alcune volte vengono innalzate pareti per separare, altre per difendere; queste azioni rappresentano in realtà una doppia violazione all’io personale perché inconsapevoli dei molteplici confini che lo separano dal proprio corpo e dal mondo esterno. L’io è un corpo nel corpo inglobato in un altro corpo fatto di rapporti caratterizzati dai legami affettivi, famigliari, sociali e lavorativi. Una visione quasi simile all’io predominante esposto nel libro di ‘Sostiene Pereira’,
La mia vita prevede tante mura, alcune delle quali costruite dentro casa, all’interno delle relazioni sociali tra io provenienti da corpi famigliari differenti.
Alcune volte capita nella vita di avere bisogno dell’altro, in questo caso l’io orgoglioso si ridimensiona per far posto all’io indifeso bisognoso d’aiuto, il più delle volte l’io orgoglioso si cela dietro il bisogno d’aiuto per cibare l’io opportunista, ecco le coalizioni tra i vari io.
Tuttavia le mura hanno creato una breccia, la possibilità di varcare un’area. Le possibilità rappresentano circostanze particolari capaci di destabilizzare l’io di un individuo altre volte invece rappresentano circostanze che contribuiscono a rafforzare l’idea di un io migliore.
Le brecce nelle mura sono eventi storici in quanto cambiano il rapporto tra i vari io o almeno cambiano l’idea del rapporto.
Beh, ora basta sono stanco, buona notte al mio io. E buona notte ad A. il cui io predominante che non mi piace affatto ha ferito l’io di D. che è venuto a lamentarsi in camera mia.
Cosa posso fare io considerando che un anno fa ho costruito un muro dentro casa per difendermi dall’io di A. che in questi giorni porto a spasso, si fa per dire, tra pronto soccorso e dottori?
La soluzione è il tempo, ecco lo dico sempre io. A breve il mio io dovrà trovare un nuovo confine per il proprio corpo.

postato da: ilcieloditom alle ore 00:32 | link | commenti (3)